Il mercato dei serramenti in Italia: a rischio la proroga eco-bonus

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Il mercato dei serramenti in Italia: a rischio la proroga eco-bonus

Il mercato dei serramenti in Italia, grazie all‘eco-bonus, vanta un export da 625 milioni di euro.

In Italia ci sono 216,1 milioni di finestre, di cui 208 milioni installate negli edifici esclusivamente o prevalentemente ad uso residenziale, 3,5 milioni negli edifici per ufficio, 2,1 milioni nelle scuole e 2 milioni negli alberghi.

 

 

 

A fornire questi dati è il 1° rapporto congiunturale previsionale 2017 sul mercato dei serramenti in Italia, curato dal Cresme che analizza:

  • le stime sul mercato porte e finestre per tipologia di prodotto (legno, alluminio, PVC) e Regioni
  • le stime del mercato della produzione e della distribuzione
  • il focus sulle nuove tecnologie e l’evoluzione del mercato

Il settore si dice preoccupato per l’ipotesi di “rimodulazione” degli incentivi fiscali per la sostituzione dei vecchi serramenti.

I dati Cresme stimano che dal 2007 ad oggi l’eco-bonus ha generato un fatturato di oltre 10 miliardi per il settore e, i dati dell’ultimo Rapporto Enea 2016 sulle Detrazioni fiscali del 65% confermano che la sostituzione degli infissi è la misura di risparmio energetico attuata più di frequente dalle famiglie.

Per CNA, Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresai dati Enea sottostimano l’impatto di risparmio energetico della misura e, si presume che da qui nasce l’idea di togliergli la detrazione del 65%.

Ridurre gli investimenti negli interventi di sostituzione dei serramenti significa frenare gli impegni per il risparmio energetico.

 

Su questo punto la richiesta di CNA è di:

  • rendere strutturale l’eco-bonus  così che la continuità nel tempo consente la pianificazione degli interventi
  • confermare detrazione al 65% come stimolo all’efficientamento degli edifici
  • cessione del credito alle banche in luogo delle detrazioni a tutti i soggetti per consentire un effetto moltiplicatore sulla domanda interna

Tutto questo perché per l’associazione, una rimodulazione degli incentivi comporterebbe:

  • un ridimensionamento del settore e diminuzione della domanda;
  • un mutamento negativo del comportamento del consumatore che non sarebbe più incentivato verso prodotti orientati al risparmio energetico;
  • una penalizzazione del settore senza generare effetti positivi per altre interventi;
  • la crescita dell’abusivismo professionale a causa della deregolamentazione fiscale e mancata tracciabilità dei pagamenti.

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